ultimi post su iobloggo.com Supporta iobloggo.com!
scheda blog  aggiungi ai preferiti 
Crea il tuo blog GRATIS in pochi minuti su IOBLOGGO.COM

Archivio

oggi

2007

Categorie


Currently Listening



Currently Reading

T. Egolf,"Il Signore Della Fattoria "

Currently Watching

Traveler
Dexter
Hidden Palms

Counter

3523

Friends

Envie
Violet
Orgueil
Luxure
Miss Kane
Amidala

My Weekly Hero

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Heineken Jammin' festival Survivor

Monthly Top Five

1. La molletta di D.E.E.
2. Lo sguardo inquietante di D.E.E.
3. Le scarpe di D.E.E.
4. D.E.E. visto da dietro
5. David Eugene Edwards tutto (morsus inversus compreso)

The Quote That Will Change Your Life

"That's so Brockeback!"

Lyric of the week


Rufus Wainwright Lyrics

Cioè, questo coso a cuore è un must have!! E Rufy è soooo romantic... anche se non capisco perchè parlando del tipo dei Killers citi palesemente i B.R.M.C....

That's for Benefit

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket
Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Segui Questo Blog

RSS 2.0 Ne sei sicuro?

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
Allucinazione delle due di notte
13/07/2007

Home Video

Fidelity 02:06


Ho qui davanti a me, su rete 4, Nathan Petrelli versione travestito anni '90. Immagino capirete il mio shock.

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Well, that's so Brokeback, I guess.
Apparte il fatto che lui è un trans ma non è gay (il che mi ha confuso ancor più le idee, quasi più di quando s'è messo una parrucca scura ed era la copia sputata di Mamma Petrelli, solo meno inquietante.)
Cosa direbbe Hiro? FLAAAAAIIIIIMAAAAN! YU FLAAAAAIIIIVUUUMAN! Credo.



Shakespeare said...





Once upon a time...
06/07/2007

Lectures

Fidelity 00:09


Sono andata in libreria. E' una di quelle cose che faccio spesso, il più delle volte per incavolarmi come una bestia e uscirne triste e affranta perchè non trovo nulla che abbia voglia di leggere, malgrado io abbia bisogno di qualcosa da leggere, dato che non credo di aver passato un giorno della mia vita, una volta superato lo scoglio di leggere tutta da sola Peter Il Coniglio nei lontani anni ottanta, senza il cosiddetto libro sul comodino.
Orbene, oramai andare in libreria è diventata una specie di tortura. Sono morbosamente attratta da tutte quelle parole confenzionate in copertine colorate, ma poi, quando le guardo da vicino, vengo colta da una sensazione di sconforto, poi di blanda tristezza, quindi di frustrazione e infine di desolazione. Generalmente, finisco a chiedermi dove il mondo stia andando a parare, dato che le migliori storie che si producono sono plotlines per serie TV americane. Se non altro, alcune rispettano i più alti livelli per quanto riguarda il loro genere e la loro essenza intrinseca.
I libri, al contrario, sembrano essersi trasformati nell' immensa parata della paralisi intellettuale.
La mia cernita comincia dai classici. Si giunge a un' età in cui leggere certe cose è un' impresa. Gli italiani, li hai letti e pure studiati. I francesi, li hai letti. Gli inglesi, anche. I tedeschi, hai letto persino Goethe e potevi risparmiartelo. I russi... quelli che hai letto bene, quelli che non hai letto non hai più l' età, nè il fegato, nè provi più quel perverso piacere che ti davano quando avevi sedici anni.
Quelli che volevo leggere, in sostanza, li ho letti. Quelli che non volevo leggere li ho scartati di certo per ottime ragioni, e difficilmente queste sono venute meno. Il fatto è che con i libri dovrebbe funzionare esattamente come per tutto il resto, come per i film, i programmi TV, i dischi, le scarpe o il sesso. E' giusto fare una cernita qualitativa, ma è più importante la cernita puramente personale . "Le Iene" può essere un bellissimo film, ma se il genere ti fa schifo, è inutile guardarlo. Esattamente come quel tizio un po' violento e un po' sbrigativo però divertente che non rasentava la classe amatoria di molti altri ma aveva degli stivalacci da cowboy che ti facevano impazzire. O quell' improbabile mise di Cavalli che, diciamolo, un vestitino di Zara ti regala molte più soddisfazioni. E' per questo che abbiamo una personalità e uno spirito critico, dopotutto. Fatto sta che oramai ai classici lancio solo laconiche occhiate da sotto gli scaffali, un po' come un penitente che si rivolge a Dio per chiedergli di far sparire istantaneamente qualunque cosa Moccia abbia scritto nella sua non tanto breve ma indubbiamente irritante esistenza.
Sicchè passo a eliminare:
- la sezione fantasy. Mai stata un' amante del genere, però ci ho provato. Tolkien è lo scrittore che per leggere 45 pagine del suo libro mi ha più fatto penare. Detestabile, misogino e rompipalle. Marion Zimmer Bradley: queste donne che non scopano mai per piacere ma sempre per alti disegni di non si sa chi e che la danno come se fosse un oracolo e poi si fanno tutti indefessamente mi snervano. Con questo "ruolo della donna" e tutte quelle cose mistiche legate al sesso... parla troppo di mestruazioni. Chiamandole lune, per giunta. Però mi piaceva l' aspetto anticlericale, quello sì. Ho letto anche Anne Rice ma ha uno stile indigeribile. Prosaica a livelli esagerati. Ho letto Harry Potter e quello mi piace. Forse perchè J.K. è l' unica che ti non ti da l' impressione di essere sessualmente attratta dai suoi personaggi. Leggo giusto le quarte di copertina dei libri di Laurell K Hamilton per farmi una risata, quindi passo oltre.
- la sezione "romanzi storici". Che in pratica sono quasi dei fantasy senza magia e quasi della narrativa basata su fatti realmente accaduti. Alcuni mi piacciono. E' che devo essere nel momento in cui sono in fissa con un dato periodo storico o un dato personaggio, e accade piuttosto raramente.
- la sezione libri per bambini: generalmente finchè sono lì ne leggo qualcuno.
- la sezione gialli: Il momento d' oro del giallo è stato ad inizio secolo. Dopo gli anni 60 non c'è più nulla che valga la pena, ergo tanto vale continuare a rubare i gialli mondadori in tascabile economica in carta da culo a 3 euro l' uno da papà.
- la sezione narrativa: Questa è la sezione in cui sono riposte tutte le mie speranze, sebbene queste si siano affievolite considerevolmente. Passo ad eliminare, in sostanza:
° Tutte le scopiazzature, rivisitazioni, riscritture, copie vere e proprie del Codice da Vinci.
° Tutti quei libri di "ironia al femminile" che hanno inondato gli scaffali dopo Bridget Jones. Trentenni single, ventenni sposate, donne in cerca di lavoro, marito, bambino, cane, il reggiseno che ti cambierà la vita, l' invincibile commessa della conad che sposa il sultano del brunei, orsacchiotti, fiocchetti, mutandoni, cioccolato, tacchi a spillo sulla neve e compagnia cantante, tutte vertenti sul fatto che le donne sono in sovrannumero per avere un maschio a testa e che, comunque, il Prince Charming prima o poi arriverà. Voglio ben sperarlo, ma nessuna di queste donzelle o signori (sì, esistono anche quelli) è Helen Fielding, nè Sophia Kinsella, nè Candance Brunnel. Quindi, stop.
° Tutti i libri che raccontano quanto buoni siano i musulmani. Senza offesa, ma non me ne frega niente. Nè dei musulmani, nè degli indiani, nè dei cattolici nè di nessun altro gruppo etnico o religioso più o meno martirizzato nella storia, o semplicemente obbligato a farsi "aiutare" dall' ansia di conquista del civilissimo occidente.
° Tutti i libri di diciottenni che racontano le loro malsane esperienze sessuali. Da chi prende piede da "Ingannevole è il cuore sopra ogni cosa" a chi si ispira semplicemente a Melissa P. Non essendo una voyerista, preferisco leggere qualcosa che parli di sesso in modo quantomeno plausibile. Continuo a chiedermi a chi cavolo possa interessare a quanti anni si masturbava davanti alla webcam questa o quella tizia, o quanto turgido fosse il pene dei sei maschioni che intasavano ogni buco del suo corpo durante un rave party, nè tantomeno quanti camionisti abbiano stuprato tutti nello stesso modo lo stesso bambino che ha anche avuto l' ideone di raccontarcelo. Il tutto, garantisco per esperienza, perchè ogni tanto scelgo di leggere certe cose tanto per vedere se ne capisco il quid, in un vortice di maniacalità e morbosità malsano riguardo al sesso, non sono solo del tutto non credibili, sono anche ripetitivi e noiosi.
° Tutti quelli con titoli patetici. Il che significa eliminare praticamene tutto, e di sicuro tutti gli italiani restanti, dal primo all' ultimo,senza soluzione di continuità. Che siano titoli patetici del tipo "và dove ti porta il cuore" o "Io sono di legno" o che siano patetici perchè vorrebbero essere forti, ma in realtà sono solo rancorosi e, fondamentalmente appunto patetici, tipo " Brucia Troia". (E qui potremmo aprire una parentesi sul fatto che un editore dovrebbe aver il buongusto di non dare alle stampe un titolo del genere, specie se poi il libro parla della povera provincia del povero sud della povera italia... che palle! I nostri connazionali la pianteranno mai di lamentarsi per tutto in questo modo osceno -nel senso proprio del termine, cioè che offende il senso del pudore-?? Naturalmente, pare che gli editori di questi tempi abbiano tutto fuorchè buongusto. Anche perchè altrimenti dovrebbero chiudere, e basta) Questi libri sono nè più nè meno dell' olocausto per le foreste.
° Tutti quelli di uomini che vogliono fare "i simpa della cumpa". E non c' è altro da dire.
Fatta questa cernita, restano pochi libri. Pochissimi. in pratica li ho già letti, sicchè riparto dall' inizio, mi spingo negli angoli più reconditi e a quel punto possono accadere tre cose: o mi compro l' ultimo bestseller da casalinga coi bigodini di qualche autore americano selezionato, anche se dopo gli anni novanta è difficile trovarne di davvero divertenti, scelta che equivale a vedere "I Bellissimi" su rete 4 o "Beautiful"; li trovi ridicoli, ma almeno fanno il loro dovere senza avere la pretesa di essere qualcosa che non sono. E sono totalmente disimpegnati, il che è meglio di un preteso impegno che non si è in grado di sostenere. La recente scoperta del fatto che Sidney Sheldon è un uomo mi ha turbata. Altrimenti, mi do all' acquisto bulimico di più o meno le prime quattro o cinque cose che mi capitano a tiro, decidendo di leggere per "presa visione" ciò che il mercato inglese o americano propone come "rivelazione" o "meraviglia". Raramente -una media 1 su 100- trovo poi qualcosa che mi piace realmente. Con gli italiani non ci provo nemmeno perchè, beh, Monsieur De La Palisse direbbe "scrivono solo merda", e io quoterei.
Nella migliore delle ipotesi, in uno scaffale recondito avvisto qualcosa che va bene per me, tiro un sospiro di sollievo, e torno a casa amareggiata ma grata al fato.



The Shakespearanian Institure said...





Save the cheerleader...
29/06/2007

Anni Zero

Fidelity 01:12


Beh, vabbè. Credevo di averle viste tutte: il figlio di Annie Lennox e Billy Corgan e la Triade Degli Inetti Tutti Uguali (per la cronaca, rispettivamente il cantante dei My Chemical Romance, quindi i Panic!at the disco, i Fall Out Boy e i 30 Seconds to Mars) ma non avevo ancora visto l' Obbrobrio Supremo:
Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

A quanto pare, non sono le gemelle Olsen travestite.
Siamo sicuri che basti salvare una cheerleader (quella cheerleader, oltretutto) per salvare il mondo??



The Shakespearanian Institure said...





Majors’ re gonna ruin our kids!
12/06/2007

stylish kids

Fidelity 01:27


Suppongo che sia normale, dopotutto.
Passi dall’ indie all’ etichetta discografica g-g-g--giusta ed ecco che il tuo sound, da un onesto country velato di southern rock si trasforma in un improbabile incrocio tra una scopiazzatura di Ryan Adams (scomodiamo il genio) e i Backstreet Boys (non credo scomoderemo nessuno).
A quel punto canzoni come Biloxi te le puoi scordare, in virtù di un titolo come “Lips of an angel”, una camicia ridicola, un sound da ragazzini e soprattutto un nuovo taglio di capelli.
Non ho mai sinceramente preteso di dire che Jack Ingram fosse un genio, tutt’ altro. Posto per lui nell’ Olimpo dei Ryan Adams di questo mondo non ce n’è mai stato, ma lui è uno di quei muli che possono fare grande un disco. Perchè lo metti in macchina e ci urli sopra e ti diverti, e son cose difficili da fare con David Eugene Edwards, giusto per fare un esempio. Non un outsider ma una garanzia di avere a che fare con qualcosa di piacevole, niente brainstorming ma testi sentiti, sensati, poetici un po’ a tavolino, con temi tipci del genere ma ben declinati. Insomma, un onesto country dei giorni nostri.
Non ho nemmeno mai osato dire che un uomo dovrebbe evitare di farsi crescere i capelli. Tutt’ altro. Anzi, uomini capelluti di questo mondo, lasciate che sulla vostra testa i bulbi piliferi proliferino indefessi. Tantopiù che pare che il country-rocker sia per definizione un animale dotato di cuoio capelluto prolifico, ergo lasciate che le vostre chiome si infoltiscano. Ma non presentatevi mai con un parruccotto simile, cavolo. Credo di stare per svenire.

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Torna a quei manieristici ma onesti Younger Days, Jack!
(E soprattutto, evita i colpi di sole platinati)



Shakespeare said...





Friday Night Lights Addicted
07/06/2007

Home Video

Fidelity 00:23


Mea Culpa. Mi sono intrippata con Friday Night lights. Completamente intrippata. E’ più triste di un film-documentario su Bob Dylan. (Ho un problema con i documentari su Bob Dylan. Per qualche insondabile ragione mi commuovono in maniera imbarazzante).
C’è da dire che qualcosa in comune con i film-documentari su Bob Dylan ce l’ ha: le telecamere ballerine e gli accenti masticati, intendo. Naturalmente in questo caso si supporrebbe che, essendo un telefilm, l’ effetto sia voluto. Ci son poche altre cose degne di nota. Una è la colonna sonora, se ti piace il genere, e naturalmente a me piace. Mi è bastata Devil City di Daniel Johnston al secondo episodio a mandarmi in un brodo di giuggiole. L’ altra è una cosa più profonda, in qualche modo: ci son questi tizi, in questa cittadina che, beh, altro che Devil City! Cristo si sarà pure fermato ad Eboli, ma nemmeno Satana ha osato porre il suo malefico occhio su questo posto. Vivono tutti per il football, football da liceali, tra l’ altro, dal sindaco al “signorotto” del luogo, un uomo unto e orribile -degno padre della degna figlioletta- che di mestiere fa il venditore d’ auto. Il che, naturalmente, dando per scontato che il notabile della città è lui... beh, fate un po’ voi. Lo so, state pensando a Dan Scott, ma è molto, molto, molto peggio. Questo è il luogo più squallido e triste della terra, e l’ unica speranza che hanno questi poveracci è il football, eppure sono lì, con le loro storie e le loro convinzioni -la convinzione, patetica, di poter mai essere qualcosa di più che un titolare nella squadra di football che vince il torneo dei licei- ma che è così pateticamente un illusione che fa una pietà che uccide. A ciò, si aggiungono una sfiga dopo l’ altra, una più inenarrabile dell’ altra, una specie di cataclisma di sfighe. Sogni infranti, responsabilità, illusioni che andranno perdute e frustrazione: se vedono una luce in fondo al tunnel è il famoso treno della Murphy’ s law. Ad ogni modo, tutta questa faccenda che capita a questi poveretti, sì, insomma, son così sfigati che bisogna assolutamente che si faccia qualcosa per loro.

Let’ s do something for these guys!

Adopt a Matt Saracen

Suo padre è in Iraq, sua nonna è malata e dimentica le medicine, ed è compito suo occuparsene. Ha un paio di amici che fa male agli occhi guardarli in faccia tanto sono brutti. E’ il quarterback di riserva che si trova improvvisamente QB1: al suo primo minuto di gioco da titolare lancia la palla in testa ad un compagno di squadra.
Perchè adottarlo: Perchè è l’ “eroe” della faccenda. Perchè è un bravo ragazzo. Perchè sa di essere fondamentalmente mediocre. Perchè è pallido e balbetta. Perchè ha bisogno di una casa in cui vivere.
Argomenti a sfavore: Fa talmente pena che potreste iniziare a piangere ogni volta che lo vedete. Io sto male per lui ogni qualvolta appare sullo schermo.

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Adopt a Tim Riggins

Vive con il fratello, perennemente occupato in un’ unica buca di minigolf, in una specie di catapecchia. E’ il linebacker perennemente ubriaco. Ha palesemente de problemi di comunicazione, controllo delle emozioni ed incontinenza sessuale. Sogna di giocare come professionista, ma sa che non lo prenderanno. Sogna di comprarsi un ranch, ma non potrà farlo senza i soldi che che avrebbe se giocasse come professionista.
Perchè adottarlo: Perchè è il “dannato” della combriccola. Per il suo taglio di capelli così demodè. Per gli stivalacci country. Perchè non prega.
Argomenti a sfavore: Pur non dotato di una canonica bellezza se visto da davanti, di profilo assume toni completamente diversi. E’ incredibilmente sexy sul suo pick up scassato, e attenzione, adottarlo significa che poi cedere alle sue lusinghe è incesto.

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Adopt a Coach Taylor

Il Coach della squadra. Alla prima partita si gioca il quarterback che credeva gli avrebbe assicurato la stagione. Poi si trova con un QB1 che è meritevole ma disastroso, e uno che è uno stronzo infame, razzista, attaccabrighe e pieno di sè ma che sa giocare. Poi si scopre che quest’ ultimo in realtà era ineleggibile e finisce in commissione disciplinare, a perdere a tavolino una partita che aveva vinto sul campo. E’ costretto a cacciare a calci in culo il migliore difensore che ha perchè questi si diletta a menare ragazzetti grassi e brutti. Ma in realtà la situazione è molto più incasinata.
Perchè adottarlo : perchè ha bisogno di un posto tranquillo dove la gente non lo aggredisca per strada spiegandogli come e con chi dovrebbe fare il suo lavoro. Perchè vorrebbe fare la cosa giusta ma non la fa mai. Argomenti a sfavore: Sostanzialmente non ce ne sono. Non vi farà piangere quanto Matty e non vi indurrà certo in tentazione. Inoltre si addosserà volentieri anche le vostre colpe, dato che tanto, qualunque cosa accada, è colpa sua e lui lo sa. Nel caso non lo sapesse, glielo faranno sapere.

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Adopt a Brian “Smash” Williams:
Vive con la madre e un non meglio identificato numero di sorelle. E’ l’ unico che si sappia vendere con i media, un po’ meno con le donne, sebbene ne abbia sempre intorno. Ha le idee chiare su cosa vuole fare nella vita, sicchè, sostenendo che siano per l’ ansia, si fa di steroidi.
Perchè adottarlo: Perchè tutto sommato un problema di droga è un nonnulla a fronte del totale sfacelo che ha colpito quegli altri poveretti. Perchè almeno ci prova, a non essere patetico. Perchè a volte sembra quasi sensato.
Argomenti a sfavore: Va bene per voi solo se non volete impegnarvi troppo con la beneficenza. Sì, insommma, è un caso da manuale, nulla più. Tuttosommato, può quasi arrangiarsi.

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Kill Lyla Garrity
Perchè è la puttansuora con il più insaziabile appetito sessuale che si sia mai visto e perchè “Hey, I’ m Lyla Garrity, everything will go as I planned”.
Liberate il mondo dalle Lyla Garrity e vedrete, sarà un posto migliore. E naturalmente, perchè potremmo usare il suo mento per costruire il ponte sullo stretto di Messina tanto è lungo.

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket



The Shakespearanian Institure said...





"I Genesis han smesso col Prog" ... ma dovevano smettere vent' anni fa.
18/05/2007

stylish kids

Fidelity 00:32


Quando l’ opening act è migliore dell’ artista che sei andato a sentire
ovvero
No, non era il lavavetri.


Data: 30 aprile 2007
Luogo: Estragon Bologna (uno dei locali con i cessi più sporchi della storia)
Band: Pipettes

Arrivi all’ Estragon e quivi trovi: bimbette con vestitini a pois e ragazzetti con in testa i cappellini alla Pete Doherty, buonanima, e questo ti spaventa un poco. Poi scorgi Ballo dei Lunapop e ti chiedi se davvero puoi dividere l’ aria con uno che ha suonato “50 special” e, giunto all’ età della ragione, se ne va ancora in giro tutto tronfio invece che nascondersi in cantina con un barile di birra e decidere se annegarcisi o se soffocarsi nel lercio dei suoi desueti, sconsolati, rasta biondo platino.
A quel punto però, la tua attenzione ( ma non quella dei quattro gatti succitati, che comunque non erano di alcun conforto) viene catalizzata dalla presenza sul palco di un ragazzino e del suo computer, un ragazzino che ridacchia, canta, cerca di non soffocarsi col fumo scenico -se così si può definire quella roba che buttano addsso a quei malcapitati- si fa le battutine da solo e se ne compiace. Ridacchi a tua volta. Lui sfodera la sua vocetta e tu dondoli la testa. Gli applaudi più forte e tiri un urletto, così, gusto per farlo sentire considerato. Beh, diciamo che io tiro un urletto. A me piace urlettare ai concerti. Poi la tua attenzione viene catalizzata da una tizia appena entrata, una balena inguaiata in un minivestitino laminato, sicchè è naturale che ti fermi un po’ a sfotterla, così, tanto per. Tanto non potrà certo entrare qualcosa peggio di Ballo, ormai sei tranquillo. Rivolgi di nuovo la tua attenzione all’ elettrofolk del ragazzino sul palco e lui inizia a piacerti. Ti ricorda vagamente il caro Patrick, sulle prime, così, solo sul palco con ciò che si suppone sia garageband. Però ha personalità, è carino. Poi, d’ un tratto, lui se ne va. Ti appunti mentalmente di ricordarti di controllare chi fosse a fare l’ opening act, quindi fuggi alla chetichella a fumarti una cicca, anche perchè in fondo le Pipettes sono sì adorabili e carine, ma non sono certo una band per cui andare in visibilio o chissàche: puoi tranquillamente sacrificare la loro entrata in scena a Nico.
Ignori volutamente l’ opinabile logica secondo la quale dato che le Pipettes hanno un’ ossessione per i pois allora se vai a vederle ti metti addosso dei pois anche tu, e ti limiti a porti delle domande sui cappellini a là Doherty, godendoti l’ orrendo effetto che hanno sulla cronica incapacità italica di ricreare quello che vorrebbe essere British Style. Un impatto deviante se non devastante, ça va sans dire, per altro in tessuto scadente.
Cosparsa un po’ di cenere e buttato incurantemente sull’ asfalto un mozzicone duro a morire, che ci metterà una decina d’ anni a decomporsi, saltelli di nuovo all’ interno del locale. Canta una voce di donna. Sulle prime, ti dici che la voce è troppo bella per essere quella di una delle Pipettes, la canzone è troppo energica la band troppo numerosa. Conseguentemente, il tuo unico neurone, Eva nel mio caso, si rende conto che quelle non sono le Pipettes.
Difatti, si tratta dell’ opening act delle Pipettes, i Marit Bergman. Riascoltandoli, devo ammettere che la prima impressione non era errata, sebbene a sentirli “in studio” perdano davvero un sacco rispetto al live, il che è raro di questi tempi -e dovrebbe essere l’ ordine giusto delle cose, dopotutto-.
Bravi,bravi. La piccola Deed è rimasta colpita dal darkettone al basso, mentre io mi ero follemente innamorata del trombettista tutto fare che a un certo punto, trovandosi con in mano un tamburello, ha preso a batterselo sul petto come fosse il pugno di King Kong.
A quel punto giungeranno le Pipettes, dimostrandosi tra l’ altro assolutamente dignitose, con un potenziale sicuramente maggiore a discapito del loro rockabilly retrò semplice semplice e, diciamocelo, divertente ma un po’ ripetitivo. Insomma, forse faranno un secondo album, e c’è anche il caso che sia diverso dal primo.
Ma la domanda che sorge spontanea, mentre i pois delle giovincelle ti roteano davanti agli occhi, è: chi era il ragazzino sul palco prima dei Marit Bergman? L’ opening act dell’ opening act? Mi sento confusa e aggrotto le sopracciglia. Poi, quando il concerto finisce il dj trans inizia a mettere i migliori sounds degli anni ottanta io, incurante dei meccanismi sociali, o meglio, ormai troppo vecchia per crearmi false inibizioni quali aspettare che qualcuno balli prima di mettermi a ballare, troppo abitueè per lasciar passare quel minimo di imbarazzo da cretinetti iniziale, urlo e mi metto a saltellare, felice e dimentica di tutto. Poi vado in bagno -ancor più trasudante lercio, se possibile, dei capelli di Ballo- e quando torno il mio DJ trans cum rosea parrucca si è definitivamente rincoglionito e ha preso a giocherellare con italiani da show televisivo dei tempi andati. Ci rimango un po’ male ma, presa dal furore parossistico della danza, non mi lascio scoraggiare, e mi affido, credo, alla legge del moto perpetuo, almeno finchè non vengo trascinata via a forza.
Per la cronaca, il ragazzino sul palco -che in seguito a varie favoleggianti ipotesi avevamo concluso essere il lavavetri impadronitosi coattivamente del palco- era l’ idetore delle Pipettes, Monster Bobby, al secolo Robert Barry, classe 1981, primo disco in uscita a luglio. Disco che comprerò se non altro perchè una canzone si intitola 'The Closest Experience to That of Being With You Is the Experience of Taking Drugs’ e ditemi voi se non merita.

Frattanto, non riesco a comperare il nuovo cd di Rufus, mon cher amour, mio marito, il quale pare darsi alla macchia per quel che riguarda gli stores pessimamente forniti nel raggio di cinque kms da casa mia. Domani mi spingerò a nord-ovest di dieci e chissà che le stars mi assistano. In compenso, continuo a scovare recensioni terrificanti che prospettano paragoni con i Radiohead -i mefitici, pallosissimi, tediosissimi svenasangue Radiohead- e continuo a chiedermi come il piattume minimalista alla Thom Yorke possa essere anche solo lontanamente accostato all’ estro di wagneriana memoria tipicamente wainwrightiano. Naturalmente, un po’ mi offendo.
Ugualmente, non riesco ad appropriarmi di Baby81, quarto dei B.R.M.C.,le recensioni sul quale mi scioccano, una perchè la tizia che scrive su Jam non si è neanche data la pena di scoprire che gli album precedenti son tre e non due, per poi partire con le solite frasi inutili che voglion dire meno di “cavoli erroneo istituzione”, ma più ridicole e ridondanti, quali “vocalità ruvida, eppure drammatica” (bah! Cash non era ruvido e drammatico quando borbottava Folsom Prison Blues? quando coverava Hurt?? Dylan non è ruvido e drammatico? Che senso ha l’ avversativa?? ) ... titolo di una canzone “quasi incorporea” (in effetti, se Moccia sostiene che la musica è spargibile è naturale che ci sia chi si stupisca dell’ incorporeità di una canzone, cosa che, ad essere sincera, anche se presa metaforicamente mi par tutt’ altro che un complimento, malgrado sembri volerlo essere nel contesto) o “colpi al rullante di un ormai ritrovato Nick Jago” (Ma povero Nicky! Il mondo ce l’ ha con lui! Solo perchè è bello come una giovane divinità, credo) e via dicendo.
... altrettanto mi lascia un po’ interdetta l’ altra recensione, questa volta su Beat. A parte il fatto che dà ad intendere che Nick non fosse con Rob e Pete non perchè gli avevano revocato il permesso di soggiorno in america (povero son of Britain) ma perchè i tre avevano litigato (?!), ma soprattutto perchè l’ intervista che segue non ha alcun senso, il che mi fa sospettare che più che Levon- Been a farsi come un cammello sia l’ editor che ha permesso la pubblicazione di questa incomprensibile cazzata.
Tanto per cambiare. Sono così soddisfatta del mio nuovo disco dei CCR acquistato nella sezione “Hard and Heavy” (?) del Mediaworld.



The Shakespearanian Institure said...





>_<
04/05/2007

stylish kids

Fidelity 01:08


Mentre spulciavo le fotine dell' amatissimo Davide Eugenio EdoardI, Nostro Signore dei Sedici CavalloPotere nonchè delle Mani Intrecciate (No, non è il personaggio di un libro di Marion Zimmer Bradley, anche se potrebbe sembrare detta così), e mentre mi baluginavano davanti agli occhi i suoi capelli biondi e il suo ameno morsus inversus, mi dicevo: voglio emigrare.
Sì, sì.
Ho paura dei cattolici, della chiesa, dei frati, delle monache, dell' osservatore romano. E soprattutto ho una paura fottuta di Herr Bendicto 16.
Brrrr



The Shakespearanian Institure said...





Sigla by "I Cavalieri Del Re"
19/03/2007

Lectures

Fidelity 23:42


Ho un nuovo i pod: è nero, piccolo e complessivamente brutto, povero caro, ma alla fine non valeva la pena prenderlo da 4 GB quando potevo averne il doppio solo perchè gli altri erano più colorati. Certo, è vero che presto arriverà l’ i phone ma avevo urgenza di sostituire il compianto Seth, il fu i pod mini compagno di cotante venture, tra cui il memorabile viaggio in cui Trenitalia riuscì ad accumulare un ritardo di due ore tra Padova e Venezia, facendomi rimpiangere di non aver avuto la presenza di spirito di scendere e proseguire a piedi.
Ho deciso che lo chiamerò Fersen. Hans Axl von Fersen per l’ esattezza, sì. Sto riguardando Lady Oscar! E sono... beh, basita. Agghiacciata. Sconcertata. Com’ è possibile che da bambina potessi guardare cose del genere e rimanere innocente?! Ma partiamo dalla sigla, che testualmente dice “Il buon padre voleva un maschietto ma ahimè sei nata tu”. Il buon padre che decide conseguentemente di fregarsene del fatto che la neonata non sia dotata di pisellino e quindi, dando prova di una misoginia inarrivabile, non solo la chiama Oscar François, crescendola come se fosse un uomo, ma pure si riolge a lei al maschile. Ah, e poi la mena, certo. Il buon generale Georget. Poi c’è Maria Antonietta, che naturalmente amavo profondamente anche da bam,bina, dato che era una regina, era bella ed era stupida, requisiti fondamentali per ogni personaggio che abbia contato qualcosa nella mia infanzia, e il delfino-poi-re suo consorte che... beh, cazzo, è doppiato dallo stesso tizio che doppiava -brandon Walsh in Beverly Hills 90210 e, vi assicuro, ho degli svarioni ogni volta che lo sento parlare. Diavolo. Che ridere. Ho rischiato il soffocamento quando l’ ho sentito.
Poui c’è tutta quella faccenda di Rosalie che balla con la divisa di Oscar e dice “Oh, Oscar perchè non sei un uomo” e Oscar che la prende in braccio, e poi la porta al ballo e tutte le dame sono gelose che... beh. E come avevo potuto dimenticare Maria Antonietta che arriva in Francia, vede il delfino e pensa che è un cesso, poi guarda Oscar e inizia a dire “Questo sì che è un figo” e Lady O. sbrilluccica tutta nella sua armatura e nel suo destriero candido, quand’ ecco che la dama di compagnia spiega l’ equivoca sessualità del capitanoo delle guardie e Maria Antonietta ci rimane un po’ male, in sostanza. E Oscar che è palesemente innamorata senza speranza della sua regina, certo. Ma tutta quest’ ambiguità sessuale a dei ba,bini e poi non si fanno problemi per i matrimoni gay? Mah. Ruini non guardava Bim Bum Bam da piccolo, è per questo che è venuto su così male, ne sono certa.
Comunque il conte di Fersen è stato il mio primo amore mediatico. E’ stato offuscatro solo in seguito dall’ onnipotente Mr Darcy, ma cazzo, gli stellati occhi frangiati del conte di Fersen erano la meraviglia degli anni dell’ asilo. Che uomo, ragazzi.
A proposito di uomini, che non hanno gli occhi con la frangia ma stanno bene in pantaloncini corti, che meraviglia è stato O’ Gara al Flaminio sabato. Io scorazzavo per un campo da rugby più o meno quando ho iniziato a camminare e papà giocava ancora. Andavo a rompere le scatole a quelli che finivano la partita aspettando che lui uscisse e poi mi appropriavo del terreno di gioco, impunemente, e, ahimè, spesso in compagnia del cane. Ne ho dei buffi ricordi nebulosi. Ad ogni modo, mi preoccupa come gli italiani saltellino sul carro del vincitore: han vinto 2 partite e l’ italia sembrava improvvisamente sapere che un pallone può anche essere ovale. E la sceneggiata in Piazza del popolo è stata ridicola. Cioè: sono contenta che i ragazzi abbiano la gloria che si meritano, e ne meriterebbero di più, son contenta che la federazione ci prenda dei soldi, perchè ne ha bisogno, ma gli italiani sono un popolo patetico, ecco cos’è. Ora del prossimo super 10 avranno dimenticato tutto. E poi il rugby non è il calcio: le tifoserie del rugby non sono quelle del calcio, esiste una sportività di fondo che mi pare quasi inconcepibile possa davvero esistere per le stesse masse che assassinano poliziotti negli stadi. Bah. Ad ogni modo, superato lo sconcerto iniziale dovuto all’ ambiguità degli O’ Driscoll, che, per un qualche motivo sconosciuto credevo essere uno e bino e non semplicemente due, sono rimasta affascinata dalla bravura di questo pestifero mediano d’ apertura. Sembrava avere il dono dell’ ubiquità. E poi era cattiverrimo, palesemente; una specie di Rupert Campbell-Black rugbysta, solo meno arancione.
A proposito di Rupert, il mio ultimo amore letterario, l’ uomo dei miei sogni anche se arancione, sto leggendo Rivals e lui è Ministro dello Sport. Ministro. Sìsì. Se avessimo anche noi ministri così vi assicuro che io diventerei un’ ultras della politica. E diventerei anche conservatrice. Oh, Rupe.



Shakespeare said...





A Sanremo vince il Revisionismo Storico
04/03/2007

Anni Zero

Fidelity 01:42


C’è un’ ottima ragione per guardare i Festivàl: è divertente. Se avete un innata passione per il trash, naturalmente.
Ma partiamo con i complimenti: Pippo Baudo se li merita tutti. Quel coglionazzop di Del Noce (ma cosa ci si può aspettare da uno con quella faccia e con quei capelli?!) gli ha fatto gentilmente sapere -dando probva di una tempistica eccezionale- che l’ anno prossimo il Festival lo presenterà Bonolis. Ma Del Noce è un coglionazzo. (Bonolis anche, per questo se la intendono). Quel che Del Noce non capisce, lo stupidotto, è che il Festivàl è anacronistico: modernizzarlo non serve a niente, se non a farlo sembrare ancora più vetusto. La canzone italiana è ormai a un livello che solo la letteratura in questo paese è in grado di eguagliare: merda indistinta. Almeno Baudo è un gentiluomo d’ alteri tempi che provvede ad incartarla in un’ elegante carta color nostalgia (e chi indovina da dove è presa la citazione del color nostalgia vince un premio, perchè, sebbene conscia del fatto chè è una citazione appropriata al contesto, non ho idea io stessa quale sia la fonte), e inoltre ha fatto un ottimo lavoro con gli ospiti, almeno per quanto riguarda Norah Jones, Joss Stone, Mika, gli Scissor Sisters: non troppo giovanilisti, non troppo “trasgressivi”, tutti provenienti da una scena indie che si è commercializzata e forse è un bene così. Discorso a parte per quanto riguarda i Talke That, un commovente amarcord del lontano 1997.
Della Hunziker dirò solo che ha gli occhi troppo piccoli per farsi pagare così tanto. Poi è brava, eh, però non butterei tutti quei canoni RAI nelle sue tasche. Tanto il Festivàl non lo guarda nessuno.
La sezione giovani è sempre spaventosa. Ha vinto tal Fabrizio Moro: la canzone l’ ho trovata insoppportabile. Ritornello pedante e vagamente cattefratico da pubblicità progresso che mi ha pressochè schifata. Senza contare che, con quegli occhiettini che sembrano due capocchie di spillo e quel look che pare dire “questi stracci che chiamo vestiti non sono stati lavati da 1992”, lui fa lo stesso effetto della sua canzone. Daltrocanto, dice di averla scritta per Falcone e Borsellino ed è perr rispetto a loro e non al cantante che non userò altre parole di biasimo in merito a codesto lavorucolo.
Suppongo che, in mancanza di meglio, abbiano dato un premio alle intenzioni.
Sicchè opterò per parlare di quel prodotto Defilippiano d’ avantgarde che risponde al nome di Pquadro (in quanto si chiamano entrambi Pietro, ergo han pensato bene di andare a recuperare questo elementare riferimento alla geometria; si devono essere sentiti particolarmente istruiti a tirarlo fuori, voglio dire, mica li prendono ad Amici se hanno più della terza elementare!)
Tema della canzone: l’ inossidabile lagna italica. Mi chiedo sempre come faccia Pippo Baudo ad invenmtarsi ogni volte cose nuove quando si trova a dover presentare una canzone e riassumerne il contenuto. E’ il più delle volte piuttosto fantasioso, il buon Pippo, contando che nel 90% dei casi la lagna italica, sanremese o meno, tratta di un solo, ritrito, bisunto tema: “Mi autocompatisco perchè sono stato piantato, torna con me ti prego”. Naturalmente i Pquadro lo declinano in un modo delizioso. Sembrano un paio di miei ex reincarnati. Ed un migliaio di altri ex di chiunque al mondo temo. Che palle| Ok, sei stato piantato: può capitare. Forse eri uno stracciapalle geloso, forse eri una lagna (e toglierei il forse), forse semplicemente ti puzzano i piedi. Pare che “mettersela via” non sia di moda, ahinoi.
Come al solito, c’è un trito e ritrito lamento:
“ma io sto male, male... male, male...” che mi fa sempre pensare che invcece che scrivere una canzone tutta questa gente dovrebbe andare a farsi curare.
Poi c’è il riferimento alla stronzaggine degli amici:
apro gli occhi per non ripensarti
cambio strada per non rivederti
qualche più amico mi racconta ancor di te,
Nonchè ricordi illogici dettati dalla delirante sofferenza amorosa:
Hai disegnato un fiore sul mio letto
Hai scritto t'amo e t'odio sul mio petto
La prima è un’ immagine solo triste, la seconda... beh, lo abbiamo fatto tutti, a tredici/quattordici anni, con la lingua. Anche se preferiremmo non ricordarcelo.
Egoista nel mio mondo ero io.
Che volevo solamente far l'amore, senza viverti, in quei giorni di
silenzi dentro te (in te)
Evidentemente, se lui faceva l’ amore con lei e dentro di lei c’ era solo silenzio, lui non c’era. Il che rappresenta una contraddizione in termini che fa presumere che lui non riuscisse a mettere dentro proprio nulla. Inquietante e scabroso. Credo di non poter procedere oltre.
Malinconiche...
Malinconiche ore nere che
Questa è un rimpasto di Sere Nere di Tiziano Ferro. Come un rimpasto di governo: un tema d’ attualità.
Ti penso e mi spengo dentro...
E, finalmente, la verità: sono delle OSRAM.

Sulla stessa tematica verteva la canzone degli Zero Assoluto, l’ unico gruppo il cui solo nome rappresenta così fedelmente il suo stesso valore intrinseco. E non c’è bisogno di aggiungere altro.
Veniamo così alla sezione big.
La cosa più brutta mai ascoltata era una certa “Amami per sempre” di una certa Amalia Grè, con le sue pose da vera artista di una tristezza quasi insondabile, con quella vocetta stridente e acuta. Brrrr. Inascoltabile.
Poi c’ erano i Velvet il cui cantante ha deciso di seguire la moda dell’ uomo capelluto- barbuto lanciata dal miserabile cantante delle Vibrazioni che, cercando di nascondere al mondo di essere l’ anello mancante alla tesi evoluzionistica darwiniana, quello che collega in modo inconfutabile l’ uomo alla scimmia, si è fatto crescere qualunque genere di pelo sulla faccia nel tentativo di nasconderla. “Fico” deve aver pensato l’ omino dei Velvvet, e si è presentato a Sanremo con questo look alla Edmund Dantes appena evaso, col capello unto come se non si lavasse da una quindicina d’ anni. L’ unto tira, insomma.
Continuando a parlare di look e di unto, salta in mente Paolo Rossi con la sua comicità desueta e la sua pseudodenuncia sterile e rancorosa. Dev’ essere un difetto degli uomini bassi. Portava un cappello a la Pete Doherty che su dio lui aveva un effetto inquietante. I Fachinetti: commoventi. Lasciamo perdere tutto, ma alla fine mi facevano tenerezza, insomma, papà pooh e figlio pooh. Si muovono anche in sincro. Orecchiabile pezzetto sanremese con cui si sono guadagnmati un onesto ottavo posto.
Albano... stava con la lecciso, cosa gli si può dire di peggio? Ho dovuto togliere il volume perchè non sopporto la sua voce da dramma all’ italiana. Sembra sempre che stia piangendo e odora di incenso e di chiuso come le chiese. Mi chiedo perchè non si chiuda da qualche parte e non si metta in naftalina: sarebbe ora, o sbaglio? Un secondo posto in un festival in naftalina, giustamente.
Primo classificato: Simone Cristicchi. ohmacazzo. L’ impegno nel sociale?!Pippo ha detto qualcosa riguardo l’ esperiernza personale del Cristicchi rispetto al testo della canzone. Orbene: la canzone parla di un manicomio. Io sono pronta ad assumere la tesi che Cristicchi sia mentalmente instabile, o meglio, sono dell’ avviso che questo povero idiota si compiaccia di darsi questa posa ma:
Mi chiamo Antonio e sono matto
Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino
Credevo di parlare col demonio
Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio
Cioè fino al 1994? E la legge Basaglia cos’è stata, un’ allucinazione collettiva? Ohibò. Allora, Cristicchi, parliamone: siamo nel 2007. La legge sovracitata, che ha decretato la chiusura dei manicomi, è la 180/1978, da che si presume che, per quanto possa averci messo ad entrare in vigore, è del tutto impossibile che uno nato nel ‘54 sia stato 40 anni in manicomio. Conta, Simone, prendi il tuo pallottoliere e conta. 54+40=97. 78<97, ergo c’è qualcosa che non quadra. Questa canzone è attuale quanto il Congresso Di Vienna.
Del resto che ci volete fare? Nella giuria di qualità son riuscit a riunire tutte e tre le donne più deficienti e moleste d’ Italia: la Parietti, la Palombelli e l’ Autieri. Credo fosse il consesso di persone col più alto tasso di deficienza che si sia mai trovato a dover giudicare qualcosa. Il bello è che diranno che a Sanremo vince “Il Sociale”. A me pare abbia vinto una crassa demenza. Quello che parlando di Falcone e Borsellino dice “Prima di sparare pensa”, e vorrei che notaste che i due son stati entrambi uccisi da bombe, e quello convinto che esistano ancora i manicomi. In un rigurgito di onnipotenza, vi dirò: l’ anno prossimo i testi per Sanremo li scrivo io. Parlerò della cara Maria Antonietta di Francia, che regalò brioches al popolo che chiedeva pane e che morì di vecchiaia dopo aver donato Versailles in beneficenza. Un tema di schiacciante attualità, insomma, e incredibilmente fedele alla storia.



The Shakespearanian Institure said...





Inviperitamente Pacs
08/02/2007

Anni Zero

Fidelity 22:56


Si sapeva che l’ avrei fatto prima o poi. Prima o poi avrei dovuto parlare di Pacs, era impossibile farne a meno. Quindi, tantovale togliersi il dente: via quello, via il dolore.
Premetto altresì che non sarò nè esaustiva (dovrebbe esserlo la stampa, non io) nè tantomeno politicamente corretta (non dovrebbe esserlo nemmeno la stampa, figuriamoci io).

I cattolici sono un gruppo di spostati e l’ Italia è l’ unico Paese in cui la politica sia più stupida del G.F.
Inoltre tra Teo Con e Teo Den non ci capisco più nulla: mi sembra siano un branco di Teo Cogl (ioni) tutti quanti.
Il governo mi da sostanzialmente fastidio perchè a forza di “fare i signori” continuano a fare le cose a metà, a tergiversare e a rigirare la frittata, l’ opposizione uno non può nemmeno considerarla perchè invece che accettare il suo ruolo istituzionale sputa solo cazzate distruttive, generalmente augurando al Paese che, teoricamente, dovrebbero servire, un patatrack pesantissimo come la caduta di un governo, con conseguenze economiche per i cittadini -che, dopotutto, sono il Paese di cui sopra- decisamente pesanti, probabilmente per via di un misunderstanding linguistico. E’ fatto noto (o almeno dovrebbe esserlo), difatti, che l’ opposizione è composta da un branco di ignoranti, che hanno preso il concetto di opposizione per “opporsi al governo” e non interpretandolo come sarebbe quantomeno logico, nel senso di “interpretare i desideri di chi ha espresso un voto opposto a quello della maggioranza”. Badate bene, non è la stessa cosa.

Ad ogni modo, tutto ciò non c’ entra un fico secco con i Pacs. Stavo solo sfogando il sentimento ferito di un privato cittadino menefreghista. Quello sui Pacs è un dibattito fichissimo perchè, fondamentalmente, tutti si sentono in dovere di dire la loro e praticamente tutti dicono cazzate. Io spero si finisca al Referendum, così finiremo per sentire opinioni scopiazzate e malsputacchiate a destra e a manca.
Ci manca solo che anche il mio deputato preferito, Elisabetta Gardini, pretenda di dire qualcosa, e poi, vedrete, cadremo nell’ oblio; direttamente nel buco del cesso del Parlamento, ove ella alberga sovrana.

Il fatto è che, vedete, i Pretacci sono fondamentalmente degli sfasciaballe. E’ il loro mestiere, poverini. Una vocazione, si suol dire; una cosa che noi esseri umani, per quanto razza di per sè naturalmente sfasciacazzi, non possiamo comprendere appieno; loro lo sono di più. Credo si chiami Mistero della Fede. Loro hanno opinioni su tutto, anche su quante volte dovreste usare il bagno.
Mi torna sempre in mente un verso di una vecchia canzone di Cat Stevens, ogni volta che sento parlare uno di questi “Will you tell us when to live, will you tell us when to die?” La sua era una domanda iperbolica, ma per me è una domanda semplicemente retorica.

Il fatto è che io non voglio essere governata da un branco di cretini asserviti a questi sfasciacazzi retrogradi. Io non rieco a capire come sia possibile che in Italia la Fede, qualunque essa sia, non sia semplicemente considerata un fattore della vita privata di ognuno. Ancor meno capisco perchè, semplcemente, non li si metta a tacere. Non è possibile che i tiggì debbano tutti riportarci cos’ ha detto o meno Papa Katzy su questo o su quello. Non è civile, non è democratico, non è liberale, non è moralmente giusto.
Se uno vuol vivere come vivesse al Vaticano vi si trasferisca: non è uno Stato? Che il Papa si occupi del suo Stato e non del nostro. Putin mica viene a dirci cosa ne pensa dei Pacs. Facciamola finita. Sono affranta da tutta questa ipocrisia malcelata che non farebbe fesso nemmeno un bambino di sei anni. Che cazzo, pretendo che almeno ci si impegnino!

C’ è un’ altra cosa che non capisco. I matrimoni tra gay. Ora: esiste il matrimonio civile ed esiste quello cattolico. Io mi sposerò con il rito cattolico perchè voglio sfruttare le loro chiese come location: molto più suggestive di un qualunque ufficio comunale, non c’ è dubbio. Molto più in tono con la mia idea di vestito da sposa. Il rito è più elaborato e più lungo, altro punto a favore. Quanto al problema morale che secondo alcuni dovrei pormi, non sussiste. Tantopiù che li pago per un servizio: se vi serve un pompelmo vi fate un problema morale ad andare dal fruttivendolo solo perchè non condividete le idee del propietario o della cassiera?
Dunque, dicevo, io posso operare questa scelta perch se mi sposerò sposerò un essere umano di un altro sesso. Loro, gli sfasciacazzi, non vogliono che due persone dell stesso sesso si sposino: benissimo, cazzi loro. Sono dei cretini, Amen. Quello che uno Stato dovrebbe dire a questo punto è “Okkey, Katzy, tu fai solo matrimoni tra etero, hai fatto la tua scelta, bene. Noi facciamo sposare chi decide di sposarsi.” Fine. Il loro rito è salvo: basta. Perchè porsi altri problemi? Perchè non è semplice dire che si vuole prendere una strada più consona a un ruolo differente da quello papale?
Il Papa, in fondo, è una guida spirituale. Lo Stato, in quanto collettivo non può avere una guida spirituale. Lo Stato deve permettere la massima libertà agli individui nei limiti della libertà altrui.
Ora, ditemi, esattamente: in che modo la libertà del CLino di turno è compromessa dal fatto che due uomini/ due donne non si limitino a vivere insieme, ma abbiano anche un documento che li/le attesta come sposati? Che cambia, nella vita del CLino di turno? Io non riesco a capirlo. Vorrei davvero che qualcuno venisse qui e desse una risposta coerente a questa domanda.
So cosa frebbero: tirerebbero fuori le adozioni. E sia! Ma da dove viene questa strana idea secondo la quale la capacità di dare/ricevere affetto e attenzione nei confronti di un bambino dipenda dalla diversità del sesso dei genitori? E come si sposa tutto questo con il tanto predicato altruismo, carità cristiana, amore di Dio per tutti i suoi Figli e moine varie?
In sostanza predicano l’ amore dal pulpito e l’ emarginazione dal balcone.
E l’ Italietta, lo stivaletto fatto di gente grettina e coglioncella, truffaldina e furbetta, perennemente oscillante tra il moralismo più bieco e la bestialità più abbietta, approssimativa e prevedibile, schiava della Chiesa e che annaspa beata di fronte alla volgarità del Bagaglino, poverina, quest’ italietta che fa? mette su un casino per una legge che val meno di una cippa.
Le coppie di fatto sono regolate. So benissimo che il 90% delle persone non se ne cura, ma esiste una legislazione sulle coppie di fatto. Non starò a spiegarvela, prendetevi un codice civile e guardatevela. Non è male come legge, ma naturalmente si può migliorare: una maggiore facilità nel dimostrare di essere una coppia di fatto è stata così facilmente introdotta in quel di Pdova che non vedo perchè non si possa adottarla in tutta la stupida nazione. Semplicemente, si va all’ anagrafe e ci si iscrive in un registro. “Tizio Roncisvalle e Caio Pincopallino”. A fine rapporto, uno dei due va all’ anagrafe e cancella l’ iscrizione.
Semplice, diretto, in barba ad ogni burocrazia. Una ventata d’ aria fresca. La legge si può migliorare, ma non si può equiparare il matrimonio alla coppia di fatto. I figli, quelli sì, e già lo si fa, ma se uno non si sposa non può ragionevolmente pretendere di godere i vantaggi del matrimonio: si possono discutere alcune lacune in materia patrimoniale, e facciamo felici quelli che non si vogliono infilare la fede al dito.
Poi, c’è chi il cappio al collo lo vuole: diamoglielo.
Ho sentito anche dire da qualcuno che i gay non dovrebbero potersi sposare perchè non in grado di procreare. Il che, se l logica non mi fa difetto e disgraziatamente ciò non accade praticamente mai, toglierebbe la possibilità di sposarsi anche a coppie etero in ci uno od entrambi siano sterili, e parlo tanto di impotenza coeundi quanto di impotenza generandi (che, a ben vedere, non è nemmeno causa di annullamento ma solo di divorzio, badate bene), nonchè alle coppie che non intendano riprodursi per ragioni eterogenee.
A quel punto però invece che chiamarlo matrimonio dovremmo chiamarlo “Promessa di procreazione” o qualcosa di simile.
Conseguentemente, trovo che i Pacs siano una cazzata mastodontica. Un’ inutile via di mezzo, il contentino ai gay, perchè non si vuole perdere i loro voti, e un contentino ai cattolici, perchè anche quelli votano. Assurdo: creare un istituto nuovo invece che limitarsi ad ampliare e migliorare due già esistenti.
Non capiamo che ci prendono per il culo o ci piace farci prendere per il culo?



Nessun Neurone Interagente