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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001| Fidelity 02:06 |
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Ho qui davanti a me, su rete 4, Nathan Petrelli versione travestito anni '90. Immagino capirete il mio shock. |
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| Fidelity 00:09 |
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Sono andata in libreria. E' una di quelle cose che faccio spesso, il più delle volte per incavolarmi come una bestia e uscirne triste e affranta perchè non trovo nulla che abbia voglia di leggere, malgrado io abbia bisogno di qualcosa da leggere, dato che non credo di aver passato un giorno della mia vita, una volta superato lo scoglio di leggere tutta da sola Peter Il Coniglio nei lontani anni ottanta, senza il cosiddetto libro sul comodino. |
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| Fidelity 01:12 |
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Beh, vabbè. Credevo di averle viste tutte: il figlio di Annie Lennox e Billy Corgan e la Triade Degli Inetti Tutti Uguali (per la cronaca, rispettivamente il cantante dei My Chemical Romance, quindi i Panic!at the disco, i Fall Out Boy e i 30 Seconds to Mars) ma non avevo ancora visto l' Obbrobrio Supremo: |
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| Fidelity 01:27 |
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Suppongo che sia normale, dopotutto. |
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| Fidelity 00:23 |
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Mea Culpa. Mi sono intrippata con Friday Night lights. Completamente intrippata. E’ più triste di un film-documentario su Bob Dylan. (Ho un problema con i documentari su Bob Dylan. Per qualche insondabile ragione mi commuovono in maniera imbarazzante). |
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| Fidelity 00:32 |
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ovvero No, non era il lavavetri. Data: 30 aprile 2007 Luogo: Estragon Bologna (uno dei locali con i cessi più sporchi della storia) Band: Pipettes Arrivi all’ Estragon e quivi trovi: bimbette con vestitini a pois e ragazzetti con in testa i cappellini alla Pete Doherty, buonanima, e questo ti spaventa un poco. Poi scorgi Ballo dei Lunapop e ti chiedi se davvero puoi dividere l’ aria con uno che ha suonato “50 special” e, giunto all’ età della ragione, se ne va ancora in giro tutto tronfio invece che nascondersi in cantina con un barile di birra e decidere se annegarcisi o se soffocarsi nel lercio dei suoi desueti, sconsolati, rasta biondo platino. A quel punto però, la tua attenzione ( ma non quella dei quattro gatti succitati, che comunque non erano di alcun conforto) viene catalizzata dalla presenza sul palco di un ragazzino e del suo computer, un ragazzino che ridacchia, canta, cerca di non soffocarsi col fumo scenico -se così si può definire quella roba che buttano addsso a quei malcapitati- si fa le battutine da solo e se ne compiace. Ridacchi a tua volta. Lui sfodera la sua vocetta e tu dondoli la testa. Gli applaudi più forte e tiri un urletto, così, gusto per farlo sentire considerato. Beh, diciamo che io tiro un urletto. A me piace urlettare ai concerti. Poi la tua attenzione viene catalizzata da una tizia appena entrata, una balena inguaiata in un minivestitino laminato, sicchè è naturale che ti fermi un po’ a sfotterla, così, tanto per. Tanto non potrà certo entrare qualcosa peggio di Ballo, ormai sei tranquillo. Rivolgi di nuovo la tua attenzione all’ elettrofolk del ragazzino sul palco e lui inizia a piacerti. Ti ricorda vagamente il caro Patrick, sulle prime, così, solo sul palco con ciò che si suppone sia garageband. Però ha personalità, è carino. Poi, d’ un tratto, lui se ne va. Ti appunti mentalmente di ricordarti di controllare chi fosse a fare l’ opening act, quindi fuggi alla chetichella a fumarti una cicca, anche perchè in fondo le Pipettes sono sì adorabili e carine, ma non sono certo una band per cui andare in visibilio o chissàche: puoi tranquillamente sacrificare la loro entrata in scena a Nico. Ignori volutamente l’ opinabile logica secondo la quale dato che le Pipettes hanno un’ ossessione per i pois allora se vai a vederle ti metti addosso dei pois anche tu, e ti limiti a porti delle domande sui cappellini a là Doherty, godendoti l’ orrendo effetto che hanno sulla cronica incapacità italica di ricreare quello che vorrebbe essere British Style. Un impatto deviante se non devastante, ça va sans dire, per altro in tessuto scadente. Cosparsa un po’ di cenere e buttato incurantemente sull’ asfalto un mozzicone duro a morire, che ci metterà una decina d’ anni a decomporsi, saltelli di nuovo all’ interno del locale. Canta una voce di donna. Sulle prime, ti dici che la voce è troppo bella per essere quella di una delle Pipettes, la canzone è troppo energica la band troppo numerosa. Conseguentemente, il tuo unico neurone, Eva nel mio caso, si rende conto che quelle non sono le Pipettes. Difatti, si tratta dell’ opening act delle Pipettes, i Marit Bergman. Riascoltandoli, devo ammettere che la prima impressione non era errata, sebbene a sentirli “in studio” perdano davvero un sacco rispetto al live, il che è raro di questi tempi -e dovrebbe essere l’ ordine giusto delle cose, dopotutto-. Bravi,bravi. La piccola Deed è rimasta colpita dal darkettone al basso, mentre io mi ero follemente innamorata del trombettista tutto fare che a un certo punto, trovandosi con in mano un tamburello, ha preso a batterselo sul petto come fosse il pugno di King Kong. A quel punto giungeranno le Pipettes, dimostrandosi tra l’ altro assolutamente dignitose, con un potenziale sicuramente maggiore a discapito del loro rockabilly retrò semplice semplice e, diciamocelo, divertente ma un po’ ripetitivo. Insomma, forse faranno un secondo album, e c’è anche il caso che sia diverso dal primo. Ma la domanda che sorge spontanea, mentre i pois delle giovincelle ti roteano davanti agli occhi, è: chi era il ragazzino sul palco prima dei Marit Bergman? L’ opening act dell’ opening act? Mi sento confusa e aggrotto le sopracciglia. Poi, quando il concerto finisce il dj trans inizia a mettere i migliori sounds degli anni ottanta io, incurante dei meccanismi sociali, o meglio, ormai troppo vecchia per crearmi false inibizioni quali aspettare che qualcuno balli prima di mettermi a ballare, troppo abitueè per lasciar passare quel minimo di imbarazzo da cretinetti iniziale, urlo e mi metto a saltellare, felice e dimentica di tutto. Poi vado in bagno -ancor più trasudante lercio, se possibile, dei capelli di Ballo- e quando torno il mio DJ trans cum rosea parrucca si è definitivamente rincoglionito e ha preso a giocherellare con italiani da show televisivo dei tempi andati. Ci rimango un po’ male ma, presa dal furore parossistico della danza, non mi lascio scoraggiare, e mi affido, credo, alla legge del moto perpetuo, almeno finchè non vengo trascinata via a forza. Per la cronaca, il ragazzino sul palco -che in seguito a varie favoleggianti ipotesi avevamo concluso essere il lavavetri impadronitosi coattivamente del palco- era l’ idetore delle Pipettes, Monster Bobby, al secolo Robert Barry, classe 1981, primo disco in uscita a luglio. Disco che comprerò se non altro perchè una canzone si intitola 'The Closest Experience to That of Being With You Is the Experience of Taking Drugs’ e ditemi voi se non merita. Frattanto, non riesco a comperare il nuovo cd di Rufus, mon cher amour, mio marito, il quale pare darsi alla macchia per quel che riguarda gli stores pessimamente forniti nel raggio di cinque kms da casa mia. Domani mi spingerò a nord-ovest di dieci e chissà che le stars mi assistano. In compenso, continuo a scovare recensioni terrificanti che prospettano paragoni con i Radiohead -i mefitici, pallosissimi, tediosissimi svenasangue Radiohead- e continuo a chiedermi come il piattume minimalista alla Thom Yorke possa essere anche solo lontanamente accostato all’ estro di wagneriana memoria tipicamente wainwrightiano. Naturalmente, un po’ mi offendo. Ugualmente, non riesco ad appropriarmi di Baby81, quarto dei B.R.M.C.,le recensioni sul quale mi scioccano, una perchè la tizia che scrive su Jam non si è neanche data la pena di scoprire che gli album precedenti son tre e non due, per poi partire con le solite frasi inutili che voglion dire meno di “cavoli erroneo istituzione”, ma più ridicole e ridondanti, quali “vocalità ruvida, eppure drammatica” (bah! Cash non era ruvido e drammatico quando borbottava Folsom Prison Blues? quando coverava Hurt?? Dylan non è ruvido e drammatico? Che senso ha l’ avversativa?? ) ... titolo di una canzone “quasi incorporea” (in effetti, se Moccia sostiene che la musica è spargibile è naturale che ci sia chi si stupisca dell’ incorporeità di una canzone, cosa che, ad essere sincera, anche se presa metaforicamente mi par tutt’ altro che un complimento, malgrado sembri volerlo essere nel contesto) o “colpi al rullante di un ormai ritrovato Nick Jago” (Ma povero Nicky! Il mondo ce l’ ha con lui! Solo perchè è bello come una giovane divinità, credo) e via dicendo. ... altrettanto mi lascia un po’ interdetta l’ altra recensione, questa volta su Beat. A parte il fatto che dà ad intendere che Nick non fosse con Rob e Pete non perchè gli avevano revocato il permesso di soggiorno in america (povero son of Britain) ma perchè i tre avevano litigato (?!), ma soprattutto perchè l’ intervista che segue non ha alcun senso, il che mi fa sospettare che più che Levon- Been a farsi come un cammello sia l’ editor che ha permesso la pubblicazione di questa incomprensibile cazzata. Tanto per cambiare. Sono così soddisfatta del mio nuovo disco dei CCR acquistato nella sezione “Hard and Heavy” (?) del Mediaworld. |
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| Fidelity 01:08 |
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Mentre spulciavo le fotine dell' amatissimo Davide Eugenio EdoardI, Nostro Signore dei Sedici CavalloPotere nonchè delle Mani Intrecciate (No, non è il personaggio di un libro di Marion Zimmer Bradley, anche se potrebbe sembrare detta così), e mentre mi baluginavano davanti agli occhi i suoi capelli biondi e il suo ameno morsus inversus, mi dicevo: voglio emigrare. |
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| Fidelity 23:42 |
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Ho un nuovo i pod: è nero, piccolo e complessivamente brutto, povero caro, ma alla fine non valeva la pena prenderlo da 4 GB quando potevo averne il doppio solo perchè gli altri erano più colorati. Certo, è vero che presto arriverà l’ i phone ma avevo urgenza di sostituire il compianto Seth, il fu i pod mini compagno di cotante venture, tra cui il memorabile viaggio in cui Trenitalia riuscì ad accumulare un ritardo di due ore tra Padova e Venezia, facendomi rimpiangere di non aver avuto la presenza di spirito di scendere e proseguire a piedi. |
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| Fidelity 01:42 |
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C’è un’ ottima ragione per guardare i Festivàl: è divertente. Se avete un innata passione per il trash, naturalmente. |
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| Fidelity 22:56 |
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Si sapeva che l’ avrei fatto prima o poi. Prima o poi avrei dovuto parlare di Pacs, era impossibile farne a meno.
Quindi, tantovale togliersi il dente: via quello, via il dolore. |
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